Emergenza Coronavirus: i provvedimenti del Governo e Regioni

Emergenza Coronavirus: le decisioni del Governo e delle Regioni sono stati molte. Come bisogna districarsi nell’applicazione dei diversi provvedimenti?

Approfondimento dell’Avv. Marco Maccaferri – Studio Legale Ambrosio-Maccaferri & Partners

 

A seguito della dichiarazione da parte dell’OMS dell’epidemia da COVID-19, il Consiglio dei Ministri, in data 31 gennaio 2020, ha dichiarato lo stato di emergenza.

Nel corso dei mesi successivi il Governo e le Amministrazioni Regionali e Comunali hanno emanato una serie di provvedimenti. Queste decisioni hanno comportato una progressiva restrizione della libertà personale dei singoli cittadini, nonché significative riduzioni delle varie attività produttive all’interno del Paese.

Ultimo, in ordine temporale, è il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri datato 22.03.2020, in base al quale:

  • sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali non essenziali;
  • continuano a essere attive quelle dei settori dell’alimentare, sanità e trasporti;
  • la chiusura, da attuarsi in maniera graduale, dovrà avvenire inderogabilmente entro e non oltre il 25.03.2020.

Le attività c.d. “essenziali” trovano indicazione all’interno degli allegati del decreto. Tuttavia non vengono forniti chiarimenti per identificare le attività direttamente collegate a quelle “essenziali”, ovvero quelle forniscono servizi fondamentali affinché quest’ultime possano proseguire a pieno regime.

A quali previsioni devono sottostare?

Una delle problematiche che si è venuta a creare nelle ultime ore è quella che riguarda i contrasti tra le disposizioni normative del Governo e quelle provenienti dalle singole Regioni.

Il rapporto tra Stato e Regione è disciplinato dall’Art. 117 della Costituzione che suddivide le competenze legislative in relazione a determinate tematiche tra i due organi.

Ad esempio, la tutela della salute rientra tra le materie di legislazione concorrente:

  • compito dell’Autorità Statale è quello di stabilire le regole generali;
  • ogni singola Regione ha la possibilità di emanare norme di “dettaglio”.

In situazioni di emergenza, come quella che attualmente l’Italia sta vivendo, come si conciliano i due poteri?

La legge n. 13 del 05.03.2020 ha espressamente previsto la suddivisione delle competenze legislative in relazione alla pandemia da Covid-19.

Alla Regione ed al Comune:

  • è stato attribuito il potere di adottare provvedimenti per fronteggiare la situazione di emergenza nei casi di estrema necessità ed urgenza, nelle more dell’adozione dei Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.).

Analizzando l’arco temporale tra un Decreto Ministeriale e l’altro è pertanto possibile affermare la valida efficacia di ogni provvedimento emesso da parte delle singole Regioni e/o Comuni, a condizione che siano stati emanati allo scopo di fronteggiare una situazione di criticità.

Tuttavia, in caso di contrasto, deve ritenersi prevalente il DPCM, in quanto emesso da un’Autorità superiore.

Un caso di contrasto fra i due poteri

In queste ore è stato rilevato un contrasto tra il D.P.C.M. emesso il 22.03.2020 e l’ordinanza 514 della Regione Lombardia.

A titolo esemplificativo si evidenzia come:

  1. L’ordinanza della Regione Lombardia consentiva il rientro presso il proprio domicilio e/o residenza, mentre, il Governo ha eliminato espressamente tale possibilità con il D.P.C.M.;
  2. La Regione Lombardia ha disposto la chiusura delle attività “degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza”, mentre,  il D.P.C.M. ha stabilito che “le attività professionali non sono sospese”.

Sistema Sanzionatorio: quali sono le sanzioni previste in caso di trasgressione?

  • Sono vietati gli spostamento in assenza di “comprovate esigenze lavorative”, “motivi di salute” o per situazioni di “necessità”;
  • L’art. 650 stabilisce che:“chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

Essendo una c.d. norma penale in bianco il precetto è formulato in modo generico, dovendo quindi essere completato da atti normativi (ad esempio il D.P.C.M. del 22.03.2020).

Il reato in esame è una contravvenzione, per la quale non è previsto l’arresto in flagranza quale misura precautelare.

Accertata la violazione, il pubblico ufficiale procederà ad inviare apposita comunicazione alla competente Procura della Repubblica, incaricata dello svolgimento dell’attività investigativa prodromica alla possibilità di dare origine ad un procedimento penale a carico del trasgressore.

In Lombardia

Alcuni Uffici della Procura, tra cui anche quella di Milano, stanno valutando la possibilità di contestare un’ipotesi illecita differente e più grave rispetto al citato art. 650 c.p.

Si tratta, invero, della fattispecie di cui all’art. 260 del Testo Unico delle Leggi sanitarie, che punisce chi non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva con la pena congiunta dell’arresto fino a 6 mesi e dell’ammenda fino a 400 euro.

Nella Regione è stato disposto in divieto di assembramento, anche in presenza di esigenze legittime, di più di due persone: la trasgressione comporta una sanzione amministrativa pari a 5.000 euro.

Ulteriori ipotesi di reato potrebbero riguardare:

  • condotte volte ad ostacolare i controlli delle forze dell’ordine (es: resistenza a un pubblico ufficiale, art. 337 c.p.);
  • condotte lesive della salute pubblica (sanzione da uno a cinque anni per il soggetto che cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni, art. 452 c.p.).

Modalità di controllo

Al fine di consentire i controlli da parte dell’Autorità Giudiziaria, le forze dell’ordine provvedono ad identificare tutti i soggetti circolanti sul territorio, ottenendo dagli stessi un’autodichiarazione attestante le ragioni per il quale non è stato osservato l’obbligo di non uscire dalla propria abitazione.

Nel caso in cui venissero rese dichiarazioni mendaci ad un pubblico ufficiale si incorrerebbe nelle sanzioni:

  • art.76 DPR n. 445/2000 punito con la pena fino a due anni (falsità ideologica commessa da privato in autocertificazioni);
  • art. 483/495 c.p. puniti con la pena da uno a sei anni (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri).

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