Informativa sulla privacy

Il Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali che, giova ricordarlo, da maggio 2018 produrrà a pieno titolo i suoi effetti sancisce un importante diritto: si tratta del “diritto all’oblio”.

Il Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali che, giova ricordarlo, da maggio 2018 produrrà a pieno titolo i suoi effetti sancisce un importante diritto: si tratta del “diritto all’oblio”. Tale diritto consente alle persone di poter richiedere ai motori di ricerca la rimozione di collegamenti che li riguardano in quanto le informazioni fornite possono considerarsi non più aggiornate, pertinenti o addirittura obsolete e quindi pertanto non in linea con i principi generali legati al trattamento e alla protezione dei dati.
La causa aveva visto contrapposti l’amministratore di una società attiva nel settore delle costruzioni e una camera di commercio.
L’amministratore in precedenza aveva ricoperto tale ruolo in un’altra società poi fallita e tale informazione risulta nel Registro delle Imprese. L’amministratore aveva lamentato il fatto che questo precedente determinava effetti negativi sul proprio business attuale allontanando potenziali acquirenti.

Nel primo grado di giudizio erano state riconosciute le ragioni dell’Amministratore; la Camera di Commercio era stata condannata al risarcimento del danno e a rendere i dati anonimi.
La prosecuzione dell’iter giudiziario aveva però determinato da parte della Cassazione il rinvio della causa alla Corte Europea che avrebbe dovuto pronunciarsi circa l’applicabilità del diritto all’oblio relativo ai dati relativi alle persone fisiche presenti nel Registro delle Imprese sulla base delle Direttive 95/46 (in materia di Privacy) e 688/151 (in materia di pubblicità degli atti delle società).

La Corte UE ha espresso parere contrario al quesito sostenendo il principio secondo il quale il soprammenzionato diritto non viene applicato nei confronti delle informazioni presenti nel Registro delle Imprese che pertanto restano nella disponibilità di essere conosciute senza limite di decadenza temporale.
Tale decisione è stata motivata dal principio di tutela della pubblicità delle informazioni contenute nel Registro. Le esigenze per le quali è prevista la tenuta del Registro permangono anche oltre la cessazione della società e possono perdurare nel tempo pertanto è necessario che le informazioni continuino ad essere presenti ed accessibili. Pertanto in questo specifico contesto non è possibile identificare un termine per la cancellazione dei dati e pertanto le persone fisiche non possono avvalersi del diritto di richiedere al cancellazione dei dati a loro afferenti dopo la cessazione della società.

La Corte ha inoltre manifestato una certa apertura stabilendo sia il Legislatore nazionale a poter prevedere limitazioni al diritto di accesso da parte di terzi in casi particolari una volta trascorso un congruo termine dopo lo scioglimento della suddetta società.
Pertanto secondo tale sentenza e in base al disposto dell’Art. 17 del Regolamento Europeo il diritto all’oblio non opera nei confronti dei Pubblici Registri e nel caso in cui si tratti di trattamenti obbligatori per legge.

La sentenza non trova invece applicazione dei confronti servizi di informazione commerciali, per i quali il Codice di Deontologia di settore (Provvedimento del Garante della privacy n. 479 del 17 settembre 2015 sancisce un limite di conservazione delle informazioni negative di durata decennale dalla data di apertura della procedura del fallimento e di analoga durata per le informazioni relative ad atti pregiudizievoli ed ipocatastali (ipoteche e pignoramenti) dalla data della loro trascrizione o iscrizione